
Quando mi chiedono chi è Monimix, perché Monimix, la risposta che sintetizza tutto è: perché io sono tutto e il contrario di tutto.
Riesco ad essere tutto, e il contrario di tutto con estrema facilità, ma sempre rimanendo coerente con me stessa.
Nella mia grande passione per la fotografia passo da un genere estremamente classico come la raffigurazione delle statue, ad un tema metropolitano, duro, quasi futurista, come la storia del guerriero urbano in lotta con se stesso e la società; ritraggo giovani donne cercando di donare loro il massimo del rispetto e della dignità anche nel momento della decisione più difficile della loro vita. Rappresento un simbolo dell'infanzia in modo quasi crudele, perchè è un periodo ormai andato. Un albergo, è rappresentato nel decadimento più assoluto dopo aver subito i bombardamenti della guerra, ma sotto le macerie si riescono ancora a percepire le bellezze di un tempo.
In tutte le mie storie c'è durezza, ci sono emozioni contrastanti che si rincorrono, ma tutte portano un velo di speranza, così come la ragazza davanti ai nostri occhi che piange ci lascia nel dubbio se il grilletto lo premerà oppure no, se il cappio l'ha già presa oppure no. A chi guarda, il compito di scegliere il finale...
Unico filo conduttore a questi estremi: la voglia di dare un pugno nello stomaco allo spettatore. Le mie foto non devono restare indifferenti, devono colpire, far male, nel cuore e nella mente in modo che nessuno se ne dimentichi.
Irriverente, sarcastica, ironica, autoironica, spiazzante, tagliente, insofferente alla stupidità, al perbenismo, al bigottismo, alla falsità, alla mancanza di rispetto, alla censura, ai luoghi comuni, all'incoerenza.
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