venerdì 2 marzo 2007

Lunga vita a Dolce e Gabbana!


Adesso basta!
Quando è troppo è davvero troppo! Sono arcistufa di sentire e leggere le polemiche ipocritamente perbeniste che in questi giorni si scagliano contro la nuova (e meravigliosamente audace) campagna pubblicitaria di Dolce e Gabbana. Anzitutto le immagini sono sette, di cui solo una o due propongono una donna "sottomessa", e c'è anche però un'immagine di un tacco a spillo di una "dominatrice" che si stampa sopra il petto di un uomo. Ma, certo, va sempre di gran moda difendere le donne, anche quando non ce n'è alcun bisogno; basta un pretesto creato ad hoc.

E prendiamo quindi la foto più incriminata... amici miei, se quella è una donna sofferente allora voi non avete mai fatto del buon sesso in vita vostra! Quella donna ha un'espressione più simile a quella dell'orgasmo che non di sofferenza, le dita delle mani non sono strette (gesto di chi si difende) ma aperte e abbandonate e il corpo è nella classica posizione a bacino sollevato alla ricerca del piacere, NESSUNA donna che sta subendo una violenza assumerebbe una postura simile! L'istinto è rannicchiarsi e tentare di girarsi su un fianco per "sgusciare via" dalla presa dell'aggressore... e questa donna non fa nessuna delle due cose.

Basta, non è una crociata per il benessere fisico e morale, ormai è una persecuzione contro fotografi, modelle, designer... e non sono più disposta ad ammetterlo, è ora che si alzi anche la voce di chi ne ha piene le palle di farsi prendere per il culo in questo modo!

Evvia DeG!

venerdì 23 febbraio 2007

Cosa potrete trovare qui?

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News e aggiornamenti sui miei lavori, mostre, esposizioni...
Ma anche informazioni utili per chi gravita attorno al mondo della fotografia (fotografi, modelle, curatori, galleristi, agenzie). E, perché no, ogni tanto anche qualche curiosità.

Chi è Monimix...


Quando mi chiedono chi è Monimix, perché Monimix, la risposta che sintetizza tutto è: perché io sono tutto e il contrario di tutto.

Riesco ad essere tutto, e il contrario di tutto con estrema facilità, ma sempre rimanendo coerente con me stessa.

Nella mia grande passione per la fotografia passo da un genere estremamente classico come la raffigurazione delle statue, ad un tema metropolitano, duro, quasi futurista, come la storia del guerriero urbano in lotta con se stesso e la società; ritraggo giovani donne cercando di donare loro il massimo del rispetto e della dignità anche nel momento della decisione più difficile della loro vita. Rappresento un simbolo dell'infanzia in modo quasi crudele, perchè è un periodo ormai andato. Un albergo, è rappresentato nel decadimento più assoluto dopo aver subito i bombardamenti della guerra, ma sotto le macerie si riescono ancora a percepire le bellezze di un tempo.

In tutte le mie storie c'è durezza, ci sono emozioni contrastanti che si rincorrono, ma tutte portano un velo di speranza, così come la ragazza davanti ai nostri occhi che piange ci lascia nel dubbio se il grilletto lo premerà oppure no, se il cappio l'ha già presa oppure no. A chi guarda, il compito di scegliere il finale...

Unico filo conduttore a questi estremi: la voglia di dare un pugno nello stomaco allo spettatore. Le mie foto non devono restare indifferenti, devono colpire, far male, nel cuore e nella mente in modo che nessuno se ne dimentichi.


Irriverente, sarcastica, ironica, autoironica, spiazzante, tagliente, insofferente alla stupidità, al perbenismo, al bigottismo, alla falsità, alla mancanza di rispetto, alla censura, ai luoghi comuni, all'incoerenza.